Dior e le ragazze del ’68: le proteste femministe scendono in passerella

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La Settimana della Moda di Parigi si apre in grande stile con la sfilata di Christian Dior. Maria Grazia Chiuri ha voluto portare in passerella le rivoluzioni femministe del ‘68, continuando così ad affiancare la riflessione politica e le battaglie sociali al mondo della moda.

Quale occasione migliore se non quello dell’anniversario dei cinquant’anni del ’68 per celebrare queste conquiste? La location richiama le proteste degli anni Sessanta, lo stage è tappezzato di manifesti e slogan dell’epoca e le ragazze che sfilano in passerella rappresentano idealmente le ragazze che scesero in piazza in quegli anni per protestare ed esigere il pieno controllo del proprio corpo e delle proprie scelte.

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Le modelle sfilano con gli zoccoli e gli stivali da motociclista, abbandonando il tacco a spillo. I poncho, le maglie e i montoni hanno un che di folklorico e artigianale. I pezzi che formano la collezione sono decorati con segni della pace e scritte provocanti: “Quando è no, è no no!”, “Mini skirt forever”.

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«È stata per me un’ispirazione evidente» racconta Maria Grazia Chiuri «una citazione dopo l’altra, a cominciare dalla mostra sul ‘68 alla Galleria d’arte moderna di Roma. Così mi sono chiesta cosa facesse in quell’anno Dior. E in archivio ho trovato “la” foto: un gruppo di ragazze che davanti alla boutique Dior protestava con i cartelli su cui era scritto “Dior sei ingiusto con la minigonna”. Era i 12 settembre del 1966: “Mini skirts forever” e “Dior Unfair Mini Skirts” urlavano. L’ho preso come un segno, forte. Oggi come allora le cose stanno cambiando e la moda, da sempre, raccoglie e include».

«Penso alle copertine di tanti giornali femminili che aiutarono le donne nelle battaglie sociali o al famoso convegno a Versailles, organizzato dalla direttrice di Elle Francia, nel ‘70, che fu una sorta di Stati Generali con quasi duemila donne partecipanti. Ora ci sono i giovani che influenzano il dibattito, globale, attraverso la rete, come non coglierlo? Sono più svegli e informati di noi. Ovviamente penso nel mio, la moda. Che non è più solo forme. Ma anche espressione. Che ho trovato nell’artigianato, nella creatività di certe mani femminili che hanno fatto questi abiti all’uncinetto o questi incredibili patchwork cuciti a mano, uno a uno. Autenticità credo sia quello di cui oggi abbiamo bisogno»

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