“Com’eri vestita?”: la mostra-denuncia contro le violenze sessuali

"Com'eri vestita?" mostra-denuncia contro le violenze sessuali

“Com’eri vestita?” è il nome di una mostra itinerante organizzata dall’associazione Libere Sinergie in collaborazione con l’Università del Kansas, che ha ideato il progetto. Il titolo della mostra è una domanda, una brutta domanda che spesso si sentono fare le vittime di stupro in tutto il mondo, come se la responsabilità di una violenza sessuale non fosse di chi la attua ma della vittima, che “per colpa” del suo abbigliamento ha provocato l’uomo.

Nadia Muscialini, psicanalista e socia di Libere Sinergie, commenta così la domanda “com’eri vestita?”: «È una domanda che sottende in qualche modo la giustificazione del reato, come se la causa della violenza sessuale possa essere originata da un comportamento inopportuno della donna, in questo caso il suo modo di vestire, e non invece il comportamento violento e criminale agito da uno o più uomini».

L’allestimento è molto semplice: si trovano esposte 17 testimonianze di violenza sessuale accanto agli abiti che le donne indossavano nel momento dello stupro. Le storie sono tradotte in quattro lingue diverse (italiano, inglese, spagnolo e francese), al fine di rivolgersi ad un pubblico il più ampio possibile.

Tra gli abiti si trova di tutto: dal vestitino a fiori alla tuta, fino ad arrivare al pigiama, a testimonianza del fatto che il proprio abbigliamento non ha nulla a che vedere con la violenza stessa. È importante far passare il messaggio che in nessun caso la vittima è responsabile della violenza che ha subìto.

La mostra “Com’eri vestita?” è dedicata a Jessica Valentina Faoro, una giovane donna di 19 anni uccisa a coltellate dall’uomo che ha tentato di abusare di lei. Jessica è il simbolo di tutte le vittime di abusi, violenze e femminicidi.

Al momento la mostra si trova a Desio (MB), ma in seguito sarà spostata in altre città, fino ad arrivare al 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

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