La moda come libertà di espressione

moda libertà espressione

Durante quest’estate ormai agli sgoccioli avrete senz’altro letto delle polemiche sulla libertà delle donne di (s)coprirsi in spiaggia, anche in seguito al divieto, che è poi stato annullato, di indossare il burkini in alcuni comuni francesi.

Sull’argomento sono stati versati fiumi di inchiostro virtuale, e ciò non mi stupisce. Del resto, anche Virginia Woolf diceva alle donne: “vi rendete conto di essere, forse, l’animale più discusso dell’universo?”

Io vorrei proporvi una riflessione collaterale, sorta dopo aver letto alcuni articoli: è giusto paragonare gli indumenti delle donne islamiche ai costumi o alle minigonne delle occidentali, definendoli ugualmente strumenti di sottomissione? Non è un po’ tardi, a 70 anni dal primo bikini, per rimetterlo in questione?

Occorre ricordare che in occidente si è compiuto nei secoli (ed è ancora in atto!) un lento percorso di emancipazione che ha posto al centro delle rivendicazioni delle donne anche il diritto di vestirsi come vogliono: noi abbiamo – almeno sulla carta – la libertà di scegliere se indossare bikini, costumi interi, vestiti lunghi o abitini succinti.

Anche tenendo conto della sessualizzazione tutta occidentale del corpo delle donne nella moda o nella televisione, ciò non toglie valore alla rivoluzione novecentesca degli abiti femminili, che da gabbie soffocanti sono divenuti strumenti di autoaffermazione o di esplorazione della propria identità.

La libertà di espressione è una conquista, e come tale va continuamente rimessa in gioco e mai data per scontata. Noi siamo le protagoniste del cambiamento e possiamo, perché no, giocare con la moda, con il trucco, con il nostro corpo, proponendo modelli di donne sempre differenti tra loro (avete già letto gli articoli sulla riscossa delle Over o sulle modelle Plus-size?).

Dunque, ben venga mettersi sempre in discussione, purché la nostra tanto sudata libertà sia sempre il punto di partenza da cui decidere di muoversi.

E voi cosa ne pensate?

A presto!

Cultura