Gellara, il primo magazine afghano al femminile

Gellara primo magazine afgano femminile

A Kabul, un gruppo di ragazze ha dato vita alla prima rivista afghana al femminile, Gellara (pupilla), costruita sul modello di celebri testate occidentali come Vogue o Cosmopolitan, ma con l’aggiunta di un intento provocatorio: l’idea della direttrice, la 23enne Fatana Hassanzada, è stata quella di espandere a tutte le donne afghane le discussioni politiche ed economiche che nascevano tra lei e le altre partecipanti di un book club di Kabul. Fatana vuole infatti permettere a tutte le lettrici di accedere a informazioni tradizionalmente considerate pericolose o devianti per il genere femminile.

Nella rivista si parla dunque di argomenti tipici del settore beauty, come consigli di bellezza o interviste a pop star, ma si toccano anche tematiche più serie: cancro al seno, diritto di famiglia, controllo delle nascite, senza trascurare la voglia di lavorare e di essere indipendenti tipica delle ragazze delle nuove generazioni.

Inoltre, nei servizi di moda presenti su Gellara non tutte le modelle portano il velo. In teoria, la Costituzione afghana non impone di indossare il velo, ma nella società permangono ancora delle spinte fortemente conservatrici. Le autrici sanno che la rivista può provocare rabbia nei settori più integralisti della società, da parte dei quali hanno già ricevuto minacce sui social network. Per motivi di sicurezza la redazione ha quindi deciso di non avere un posto fisso in cui lavorare.

Uno degli argomenti più controversi è sicuramente la pubblicizzazione della app di incontri Tinder, scelta non scontata in un paese in cui sopravvivono ancora i matrimoni combinati.

La direttrice Fatana spera che, nonostante i rischi, Gellara possa diventare un luogo di scambio di idee tra donne, una vera e propria “sorellanza di grandi idee”. “Pensiamo che senza agitazione non si possa raggiungere un equilibrio”, sostiene Fatana.

Le ragazze che lavorano alla rivista sono volontarie, ma sperano di riuscire ad ottenere abbastanza pubblicità e iscrizioni dalla pubblicazione del primo numero (uscito a maggio) da riuscire a pagarsi uno stipendio.

Per fortuna, sempre più donne in Afghanistan ricevono una educazione secondaria e universitaria, e saranno loro le prime, ipoteticamente, a sostenere questa importante e coraggiosa iniziativa.

Cosa ne pensate?

Come sempre, un ottimo weekend dal Team Delight!

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